In tempi in cui si parla di DNA ed esami collegati, fa scalpore la notizia che per inchiodare un ladro di informazioni su internet sono state usate le impronte digitali.
Dopo aver esaminato le tracce lasciate dal ladro, infatti, si è passati allo studio delle impronte lasciate nella rete, digitalizzate ma non criptate. Il ladro, probabilmente alle prime armi, non aveva infatti un regolare programma di hackering, obbligatorio per tutti gli iscritti all’Albo Nazionale Hacker e Affini (ANHA), motivo per cui ha lasciato impronte dappertutto.
La scoperta, tra l’altro, lascia perplessi per l’autore del furto, un robot programmato per le pulizie di casa con semplici comandi registrati. Non si sa come ha sviluppato una sua intelligenza autonoma. Il robot-pulitore, stanco della vita grama cui era destinato, ha deciso di fare il salto di qualità attraverso i furti.
Curioso quindi che, come cinquant’anni fa, il colpevole sia sempre il maggiordrone.
